Tempo fa il mio naturopata mi aveva consigliato di seminare simbolicamente ogni giorno condendo tutti i miei cibi con semi diversi, di lino, di girasole, di sesamo, di papavero, di zucca, al fine di evocare la prosperità. Mesi dopo, poi, mi aveva spinto a seminarne concretamente alcuni – io scelsi i semi di Alfa Alfa – per cibarmi dei germogli nati dai semi, proprio come fanno i bambini quando a scuola vengono invitati dalle maestre a piantare fagioli nella terra. Così come i bambini aspettano con impazienza di veder spuntare quei germogli capaci di diventare altissimi, ho aspettato anch’io. Ho dovuto attendere lunghi giorni prima di gustare i miei germogli, ma è stata propria la meraviglia di assistere alla loro lenta nascita che me li ha fatti sembrare buonissimi.

Ripenso a quei semi oggi grazie all’incontro con Vandana Shiva. Venuta a Roma per presentare il libro “Seme sacro” in cui diversi commentatori analizzano il tema della sacralità del seme nelle diverse religioni, la scienziata, ecologista e attivista indiana ha incentrato la sua efficace narrazione sul bisogno di proteggere la biodiversità e la purezza dei semi in agricoltura (sempre più soggetti a manipolazioni chimiche che li rendono sterili), ma il suo discorso a me ha fatto pensare alla maternità e a tutte le amiche e conoscenti che sfuggono alla feroce domanda: quando fai un figlio? Diventare madri dovrebbe essere una libertà e un percorso naturale, oggi invece è un cammino pieno di trappole. E non è colpa delle donne ma della società che impone abitudini e regole distanti dal ciclo della vita, dello Stato che non aiuta e del mercato che ne approfitta e detta nuove leggi. Moltissime donne in Italia decidono di avere figli troppo tardi, spesso quando non è più possibile. Aspettano il momento giusto (con l’uomo giusto, il lavoro giusto, la casa giusta), ma questo momento non arriva mai. O quando arriva non è quello giusto perché il corpo non risponde come dovrebbe e diverse patologie fisiche, magari trascurate, hanno ormai minato la fertilità. I continui rimandi e questa estenuante attesa del “momento giusto” non fanno altro che produrre sofferenza, malessere e frustrazione non solo nelle donne (talvolta segretamente) bramose di procreare, ma anche negli uomini che subiscono l’angoscia profonda e logorante delle loro partner che si autolimitano, si stressano spesso provocando aborti spontanei o si nascondono dietro preoccupazioni lavorative o familiari. Le coppie così si rovinano. Le donne si trovano sole e le vite perdono senso.

L’Italia è uno dei paesi europei con i più bassi livelli di natalità che stanno provocando un progressivo invecchiamento della popolazione e un difficoltoso ricambio generazionale. Secondo i dati dell’Istat nel 2014 sono stati registrati cinquemila neonati in meno rispetto al 2013, per un totale di 509 mila nascite, il livello più basso dall’Unità d’Italia. E per la prima volta, inoltre, il calo ha coinvolto anche le mamme straniere che finora hanno tenuto alto il livello demografico del paese. Si registra che una coppia su cinque ha difficoltà a fare figli per vie naturali: il 40% delle cause di infertilità riguarda la donna, l’altro 40% riguarda l’uomo e un 20% è di natura mista. A incidere è soprattutto l’innalzamento dell’età in cui si diventa genitori: negli ultimi 30 anni l’età media al concepimento in ambo i sessi è aumentata di quasi 10 anni, sia per l’uomo sia per la donna, e si spinge sempre più a ridosso dei quarant’anni. Le previsioni demografiche stimano che nel 2050 in Italia il 12,6% della popolazione avrà meno di 15 anni, il 54,4% tra i 15 e i 64 e circa il 33% più di 65 anni.

Proprio per scongiurare il pericolo della denatalità, il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha deciso di mettere al centro delle politiche sanitarie italiane il tema della fertilità indicendo per il 7 maggio del prossimo anno un Fertility Day, ossia una giornata che valorizzi gli aspetti belli dell’esperienza genitoriale, che spinga le donne alla gravidanza in età giovanile e che faccia aumentare la natalità in Italia.

Secondo il Ministro è necessario “informare i cittadini e metterli in condizione di fare scelte libere e consapevoli”. Ma perché non aiutare le giovani coppie a procreare dando loro sovvenzioni e tutele e creando occupazioni meno precarie? E poi perché aspettare il 2016 per il Fertility Day? E inoltre: siamo sicuri che basti “informare” per cambiare un comportamento collettivo intossicato da paure, insicurezze e sfiducia? O forse sarebbe più efficace un’educazione al seme per riscoprire la meraviglia della nascita di un germoglio per ritrovare un contatto diretto con il ciclo naturale della vita e il mistero della creazione e dunque partire dalla protezione della fertilità della terra come indica Vandana Shiva?

HuffingtonPost – 3 novembre 2015

https://www.huffingtonpost.it/francesca-bellino/fertilita-in-pericolo-la-lunga-attesa-che-fa-calare-le-nascite_b_8460710.html